BIOETICA

Workshop Biomondo
Pompei, 24 aprile 2010

  

ECOLOGIA AMBIENTALE ED ECOLOGIA UMANA.
Uno sguardo dalla Dottrina sociale della Chiesa
dott. Antonio Casciano

Assistente Cattedra Filosofia del Diritto - Università delgli Studi di Salerno

 

* Il presupposto antropologico da cui muove la proposta ecologica della Dottrina sociale della Chiesa: lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai doveri che ad ogni uomo derivano nel rapporto con l’ambiente naturale in cui conduce la parabola della propria esistenza terrena, ambiente considerato come dono che Dio ha fatto a tutti, in quanto tale obbligante tutti ad una responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future: “Nella natura il credente riconosce il meraviglioso intervento creativo di Dio che l’uomo può responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni – materiali ed immateriali – nel rispetto degli intrinseci equilibri del Creato. Se tale visione viene meno, l’uomo finisce o per considerare la natura un tabù intoccabile o, al contrario per abusarne. Ambedue questi atteggiamenti sono contrari alla visione cristiana della natura. La natura è espressione di un disegno di amore e di verità. Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore e del suo amore per l’umanità” (CV, 48).
- In una prospettiva teologica, il concetto di Creazione come discesa di Giovanni Crisostomo (creazione, scrittura, incarnazione), e l’interpretazione della Dottrina sociale della Chiesa come ascesa dell’uomo verso Dio.
- Nuova antropologia e rifiuto della culture ecocentriche e biocentriche che annullerebbero le distanze ontologiche ed assiologiche tra la persona umana e gli altri esseri viventi: “Il dramma dell’uomo è che non può lasciarsi trasportare dagli avvenimenti e astenersi dal giudicarne le evoluzioni, dal momento in cui ne ha preso coscienza. La questione di cosa sia giusto intraprendere, gli si pone perché egli è l’unico essere a poterla formulare e per questo è posto al culmine dell’evoluzione. Rinunciare a porsi tali questioni, significherebbe tornare indietro e regredire verso il regno animale” (J. Jobbin, Sguardi sulle questioni ambientali: ripercussioni spirituali).

* La crisi nel rapporto tra uomo e Creato: l’armonia ideale tra il Creatore, l’uomo e il Creato, è infranta a ben guardare dal peccato di Adamo ed Eva, che rifiutandosi di riconoscere la loro natura e dignità creaturale, hanno ambito a porsi al posto del loro Creatore: da qui l’idea distorta che l’uomo sia stato chiamato da Dio non a “coltivare e custodire”, bensì a “dominare”, la terra, lasciando che prevalessero gli interessi egoistici, e comportandosi come un autentico e impenitente sfruttatore. Ma l’investitura primigenia operata da Dio voleva essere un conferimento non di autorità, bensì di responsabilità.
- La conclamata non scientificità del racconto biblico: esso vuole trasmetterci un insegnamento religioso ed etico-morale, veicolato direttamente da Dio, che non poteva non servirsi della mediazione linguistica umana, con lo scotto che il linguaggio umano paga in termini di limiti alle conoscenze da parte di chi scrive, nel momento in cui scrive (uomo prodotto della complessificazione esponenziale della creature cosmiche, degli esseri naturali). Importante altresì la valenza simbolica dell’immagine della creazione, nonché l’attualità delle denunciate mancanze umane, in termini di responsabilità umana, ambientale ed intergenerazionale: “ Una visione dell’uomo e delle cose slegata da ogni riferimento alla trascendenza, ha portato a rifiutare il concetto di creazione e ad attribuire all’uomo e alla natura un’esistenza completamente autonoma. Il legame che unisce il mondo a Dio è stato così spezzato: tale rottura ha finito per disancorare dalla terra anche l’uomo, e più radicalmente ha impoverito la sua identità. L’essere umano si è trovato a pensarsi estraneo al contesto ambientale in cui vive” (DSC, 464).
- Qualche numero, a provare siffatta, drammaticamente diffusa cultura dell’estraneità dell’uomo rispetto al suo simile e rispetto al Creato: “La storia può essere quella delle popolazioni nepalesi che abitavano a valle del Lago glaciale DIG Tsho, travolte già nel 1985 da un’inondazione di fango ed acqua provocata dallo scioglimento delle nevi perenni della catena della catena himalayana […]. Oppure la storia degli Inuit di Kivalina, isola dell’Alaska, i cui villaggi ancora oggi franano sotto l’urto dell’acqua e del fango prodotti dallo scioglimento del ghiaccio […]. Un’altra storia, questa volta ben raccontata è quella dei più di 130 milioni di profughi ambientali, previsti sulla base dei dati del IV Rapporto dell’IPCC per il 2100 se non si arresterà il riscaldamento globale: 100 milioni in Asia, 14 in Europa, 8 in Africa, 80in America del sud” (M. Veladiano, Più della coscienza, l’interesse. Un new deal ecologico globale?).

* Un governo responsabile dell’ambiente, come bene comune da custodire: i ritmi attuali di sfruttamento delle risorse, pongono il problema del loro definitivo depauperamento, con gravi rischio per le generazioni presenti e future: ciò deriva con tutta evidenza dalla mancanza di progetti politici lungimiranti e della troppo diffusa inclinazione al perseguimento di miopi interessi economici particolaristici. Da sottolineare il portato inevitabile di pratiche implicazioni morali di ogni scelta economica, e la necessità di obbligare i responsabili delle politiche economiche dei singoli Stati al rispetto incondizionato dell’ambiente, prevedendone i costi in bilancio e predisponendo le voci utili a coprirne i relativi capitoli di spesa: “La programmazione dello sviluppo economico deve considerare attentamente la necessità di rispettare l’integrità ed i ritmi della natura, poiché le risorse naturali sono limitate e alcune non rinnovabili […]. Un’economia rispettosa dell’ambiente non perseguirà unicamente l’obiettivo della massimizzazione del profitto, perché la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario dei costi e dei benefici. L’ambiente è infatti uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente (DSC, 470).
- Un ruolo insostituibile nell’attuale temperie, può altresì essere riconosciuto, da un punto di vista giuridico, alla comunità internazionale , chiamata ad elaborare “regole uniformi e certe, affinché tale regolamentazione consenta agli Stati di controllare con maggiore efficacia le diverse attività che determinano effetti negativi sull’ambiente e di preservare ecosistemi prevenendo possibili incidenti” (DSC, 468).
- La salvaguardia degli equilibri climatici, data la loro rilevanza a livello planetario, va garantita con attività di monitoraggio scientifico continue e strategie politiche capaci di mostrarsi sensibili nei confronti del tema della tutela dei singoli ecosistemi. Anche i consumatori, esercitando criticamente il loro potere di acquisto possono contribuire da un lato a responsabilizzare gli operatori industriai, costringendoli a maggiore avvedutezza in tema di rispetto dell’ambiente, e dall’altro a diffondere una sana cultura ecologica che attinga non dà ultimo alle opportunità offerte dalle energie rinnovabili: “Ad esempio occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetari dell’acqua, e al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dia cambiamenti climatici. Vanno poi esplorate appropriate strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli coltivatori e sulle loro famiglie, come pure occorre approntare idonee politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimento dei rifiuti, per la valorizzazione delle sinergie esistenti tra il contrasto ai cambiamenti climatici e la lotta ala povertà” (Benedetto XVI, Coltivare la pace, custodire il creato, Messaggio per la XLIII Giornata mondiale della pace, 10).
- Il richiamo generalizzato ad una responsabilità intergenerazionale, e intragenerazionale: una solidarietà che si proietti in senso diacronico, nel tempo (tra le generazioni di epoche diverse) e sincronica, nello spazio (tra generazioni della stessa epoca): “Questo significa che ai paesi in via di sviluppo si chiede di non inquinare l’atmosfera perché lo hanno già fatto i paesi industrializzati, pur trovandosi in una situazione di gravi disuguaglianze economiche e di benessere. Il caos climatico, minaccia tutti, ma di più i paesi poveri, e ciò almeno per due ragioni: a) gli effetti del riscaldamento globale sul breve e sul lungo periodo, li colpiscono in misura maggiore in quanto più dipendenti dalle risorse di base ed hanno minori capacità economiche per far fronte ai problemi; b) rischiano di vedere preclusa la possibilità di far crescere le loro economie, per non far aumentare le emissioni di gas climalteranti. I paesi industrializzati non possono né imporre né chiedere di limitare lo sviluppo economico a che ha ancora il problema della sopravvivenza. Possono solo proporre un modello di sviluppo diverso dal proprio, in un quadro di riconoscimento delle proprie responsabilità storiche e attuali e di condivisione delle risorse ancora disponibili. Si parla di tecnologia e di soldi, I paesi poveri possono impegnarsi a costruire uno sviluppo sostenibili se quelli ricchi, responsabili della situazione attuale, si impegnano a condividere le tecnologie necessarie a dar vita ai piani di azione a bassa emissione di carbonio” (M. Veladiano, Più della coscienza, l’interesse. Un new deal ecologico globale?).

* Una nuova cultura per rinnovati stili di vita: formare le giovani generazioni ad una nuova sensibilità antropologica, se si vuole educarli ad una rinnovata sensibilità ambientale: ecologia umana ed ecologia ambientale. Il rispetto dell’ambiente passa dal dovere di considerarlo e considerasi come creature: la creaturalità dà il senso e la misura della comune dignità che astringe gli uomini in una eguaglianza che impone il rispetto e reclama la solidarietà. La comune dignità di figli del medesimo Dio creatore, non solo ci distoglie da comportamenti dannosi verso le altre creature (uomo e ambiente) di Dio, ma ci sprona ad un comportamento di responsabile attività, operatività sollecitudine. Occorre far fiorire una simile antropologia personalista perché l’ecologia umana implichi e sottenda quella ambientale: “Ciascuno di noi come individui, ciascuna attività finanziaria internazionale, ciascun governo nazionale ha delle scelte da fare. Non siamo destinati a continuare la spirale negativa di avidità, dipendenza ed egoismo che ci ha condotti fino a questo punto. E tuttavia sembra che la paura continui a dominare i nostri cuori e la nostra immaginazione. Non siamo ancora riusciti ad assumerci l’onere delle decisioni che sappiamo di dover prendere. Abbiamo paura perché non sappiamo come potremo sopravvivere senza gli agi del nostro attuale stile di vita. Abbiamo paura che delle politiche nuove possano risultare impopolari per l’elettorato del nostro paese. Abbiamo paura che delle economie più giovani e vigorose, ci scavalchino: o viceversa che le bonomie più consolidate e storicamente dominanti possano usare la scusa della responsabilità ecologica per negare il nostro diritto ad uno sviluppo adeguato e giusto. In una parla non ci mancano le scuse eccellenti per distoglierci da decisioni che produrrebbero un cambiamento reale, almeno dobbiamo essere onesti sulla loro origine: è la paura, non necessariamente una paura irrazionale, e nemmeno necessariamente un timore egoistico, ma tuttavia paura. E finché sarà essa a dominare, i nostri ragionamenti, noi prenderemo le distanze dall’amore: l’amore per la creazione stessa, che dobbiamo guardare con gli occhi con cui la guarda Dio, l’amore reciproco  e per generazioni, ancora non nate, che hanno bisogno che noi facciamo tutto quello che possiamo per garantire loro un mondo stabile, produttivo ed equilibrato in cui vivere, non un mondo di cambiamenti caotici e dirompenti, di devastazione e desertificazione, di impoverimento biologico e degrado. L’amore scaccia la paura. La verità è che ciò che con  maggior probabilità ci farà prendere le decisioni più giuste per il mondo futuro, è l’amore” (R. Williams, Per amore, non per paura).